In Ritorno al futuro le automobili volavano già nel 2015, Musk ci arriva undici anni dopo, ma almeno Doc Brown aveva una buona scusa: aveva sbagliato secolo.
Se avete una certa età, o semplicemente buon gusto cinematografico, ricorderete una delle scene più celebri di Ritorno al futuro.
Doc Brown, lo scienziato dai capelli bianchi e dallo sguardo perennemente sconvolto, carica Marty McFly sulla sua DeLorean e lo trascina nel futuro.
La macchina accelera, si solleva da terra e parte per il 2015, era il 1989.
All’epoca immaginavamo che nel 2015 avremmo avuto automobili volanti, skateboard sospesi nell’aria e scarpe capaci di allacciarsi da sole.
Poi è arrivato davvero il 2015, le automobili erano ancora bloccate nel traffico, gli skateboard continuavano ad avere le ruote e l’umanità aveva dedicato buona parte del proprio talento tecnologico a inventare nuovi modi per fotografare il pranzo.
Adesso siamo nel 2026, ed è arrivato Elon Musk
Grande Giove, Elon!
Il 15 ottobre, in Texas, Tesla ha presentato una nuova versione della Roadster, la sportiva elettrica annunciata nel lontano 2017.
La particolarità? Grazie a un sistema di propulsori sviluppato con SpaceX, l’auto può sollevarsi da terra, compiere manovre acrobatiche e tornare sulle proprie ruote, durante la dimostrazione ha persino superato in aria una fila di veicoli.
Uno spettacolo degno di Hollywood.
Mancavano soltanto Doc Brown che urlava «Grande Giove!» e Marty McFly che cercava disperatamente di capire in quale anno fosse finito.
Naturalmente la Roadster non viaggia nel tempo e non è ancora un’automobile volante nel senso in cui il cinema ci ha abituati a immaginarla, non possiamo salirci, impostare una destinazione e sorvolare serenamente il traffico del lunedì mattina.
Per il momento siamo davanti a un prototipo capace di compiere manovre aeree straordinarie, che, sia chiaro, è già un risultato ingegneristico notevole.
Ma una cosa è sfidare la gravità durante una dimostrazione, un’altra è convincere un’autorità aeronautica che centinaia di persone possano farlo contemporaneamente sopra un centro abitato.
Il futuro è arrivato, la consegna è prevista nel 2028.
C’è però un dettaglio che rende tutta la vicenda ancora più cinematografica.
La nuova Tesla Roadster era stata annunciata nel 2017, con un arrivo inizialmente previsto per il 2020, adesso la produzione è programmata per il 2028.
Undici anni tra annuncio e produzione prevista, ammesso che questa volta il calendario venga rispettato.
Un’impresa curiosa per un’automobile capace di accelerare da zero a quasi cento chilometri orari in meno di un secondo.
Doc Brown, con una DeLorean modificata nel garage di casa, riusciva ad attraversare trent’anni in una serata.
Tesla, con due aziende tecnologiche e migliaia di ingegneri, ne impiega undici per arrivare alla produzione, evidentemente il viaggio nel tempo rimane la soluzione più efficiente.
Quando la fantascienza incontra il marketing
Sarebbe però superficiale liquidare tutto come una trovata pubblicitaria, Musk ha una qualità indiscutibile: riesce a spingere l’immaginazione tecnologica oltre ciò che consideriamo normale, e questo ha un valore.
Molte innovazioni sono nate proprio dalla capacità di immaginare qualcosa che, al momento, appariva assurdo.
Il punto è che Musk possiede anche un’altra straordinaria abilità: trasformare un progetto tecnologico in uno spettacolo planetario.
Una presentazione Tesla non è mai soltanto una presentazione è una promessa di futuro.
Un racconto nel quale l’impossibile diventa possibile, il presente sembra improvvisamente vecchio e chiunque sollevi qualche dubbio rischia di passare per quello che non aveva capito nulla, funziona benissimo.
Perché, diciamolo, una macchina che vola è infinitamente più interessante di una discussione sui problemi della mobilità urbana.
Non importa se le nostre città sono congestionate, i trasporti pubblici insufficienti e le infrastrutture spesso inadeguate.
Adesso possiamo guardare un’automobile che salta sopra le altre e per qualche minuto sentirci davvero nel futuro.
Doc Brown voleva cambiare la storia, noi vorremmo soltanto arrivare in orario.
Nel film, la macchina del tempo aveva uno scopo preciso, permetteva di viaggiare nel passato e nel futuro, modificare eventi e, naturalmente, creare una quantità considerevole di problemi alla continuità temporale.
La Roadster volante, invece, solleva una domanda più semplice, a cosa serve?
A dimostrare ciò che la tecnologia può fare? Certamente.
A sviluppare nuove conoscenze ingegneristiche? Probabilmente.
A rendere più interessante il marchio Tesla? Senza alcun dubbio.
Ma a migliorare concretamente il modo in cui ci spostiamo?
Questo resta tutto da dimostrare.
Perché il problema della mobilità non è soltanto far muovere un’automobile in tre dimensioni anziché in due.
È consentire a milioni di persone di spostarsi in modo sicuro, efficiente, accessibile e sostenibile.
E forse la vera rivoluzione non sarà vedere una macchina sorvolare il traffico, sarà costruire città nelle quali non ci sia bisogno di farlo, meno cinematografico, certo, ma decisamente più utile.
Il futuro non ha bisogno di effetti speciali o forse siamo noi ad averne bisogno.
La questione, alla fine, non riguarda davvero Elon Musk, riguarda la nostra idea di progresso.
Abbiamo imparato a riconoscere l’innovazione attraverso ciò che ci sorprende più una tecnologia sembra uscita da un film, più siamo portati a considerarla rivoluzionaria.
Ma una tecnologia spettacolare non è automaticamente una tecnologia necessaria, e una tecnologia necessaria non è sempre spettacolare.
Una nuova terapia medica, un sistema capace di ridurre gli incidenti, un processo industriale che consuma meno energia possono cambiare il mondo senza bisogno di decollare davanti a un pubblico entusiasta.
Questo non significa che dobbiamo smettere di sognare, anzi, senza persone capaci di immaginare l’impossibile, probabilmente saremmo ancora molto più indietro.
Ma tra immaginare il futuro e migliorare il presente dovrebbe esistere un collegamento, altrimenti rischiamo di ritrovarci con automobili capaci di volare sopra città nelle quali, sotto, continua a non funzionare nulla, e sarebbe un paradosso piuttosto costoso.
Nel finale del primo Ritorno al futuro, Doc Brown pronuncia una frase diventata celebre: «Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade».
Quarantuno anni dopo l’uscita del film, Elon Musk sembra intenzionato a prenderlo alla lettera.
Noi, prima di eliminare le strade, proveremmo almeno a sistemare quelle che abbiamo.
Ma forse siamo poco visionari o semplicemente troppo lucidi.
Acidi ma lucidi | Nonestinguerti.it Non tutto quello che luccica è evoluzione.


