L’AI può copiare anni di lavoro in pochi giorni ma è davvero innovazione?
Immaginate di aver impiegato vent’anni a sviluppare un prodotto. Investimenti, ricerca, persone, errori, miglioramenti. Anni per costruire qualcosa che il mercato riconosce e per cui è disposto a pagare.
Poi arriva qualcuno che, grazie all’intelligenza artificiale, prova a rifare tutto in poche settimane
Fantascienza? Non proprio
Si chiama ArtCraft ed è un progetto che sta facendo discutere il mondo della tecnologia uno sviluppatore, aiutato dall’AI, ha iniziato a ricreare alcuni dei software più conosciuti al mondo: Photoshop, Illustrator, Lightroom, Premiere e altri programmi della suite Adobe e la sfida si starebbe allargando anche agli strumenti Microsoft Office.
Attenzione, non stiamo parlando di prodotti già equivalenti agli originali mancano funzionalità, ci sono problemi da risolvere e la strada è ancora lunga, ma la velocità con cui il progetto sta prendendo forma è impressionante.
E naturalmente sono partiti gli applausi, l’AI è straordinaria, l’AI abbatte i costi, l’AI democratizza la tecnologia, tutto vero, almeno in parte
𝗠𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲, 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮, 𝗰𝗶 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗰𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲?
Perché qui non stiamo parlando soltanto di qualche software copiato più o meno fedelmente, stiamo parlando del valore della proprietà intellettuale, degli investimenti delle imprese e delle regole con cui si compete sul mercato.
C’è una differenza tra ispirarsi a un prodotto, sviluppare un’alternativa e appropriarsi di ciò che altri hanno costruito, una differenza che non si può stabilire semplicemente guardando due interfacce simili: entrano in gioco codice, brevetti, diritti d’autore, marchi e modalità di sviluppo, e il fatto che a scrivere il codice sia stata un’intelligenza artificiale non cancella automaticamente queste questioni
Intendiamoci, la concorrenza fa bene, nessuna azienda può pretendere di mantenere un monopolio sulle idee solo perché è arrivata prima e rendere accessibili strumenti prima riservati a pochi può essere un enorme progresso, ma nemmeno possiamo sostenere che tutto ciò che diventa tecnicamente possibile sia, per definizione, giusto o legittimo.
Il punto, per chi fa impresa, è proprio questo
Oggi leggiamo una notizia che riguarda Adobe e Microsoft, due colossi con risorse economiche e legali enormi, domani potremmo parlare di un’azienda molto più piccola, che ha investito anni per sviluppare una tecnologia, un prodotto o un vantaggio competitivo.
E allora l’entusiasmo potrebbe lasciare spazio a qualche preoccupazione.
𝗟’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗮 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗿𝗲𝗮𝗿𝗲, 𝗺𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗼
Non è un motivo per fermare l’innovazione è un motivo per cominciare a discuterne seriamente, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗜 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮.
Perché la tecnologia corre le responsabilità, però, non possono restare indietro
E il Caffeino di oggi lo chiudiamo con una domanda, soprattutto per chi ogni giorno investe nella propria azienda: 𝗦𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗿𝗲𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗵𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲, 𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗲𝗿𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?
Buon Caffeino e #nonestinguerti


